Genoa-Siena 2012, calcio in ostaggio dei tifosi

Genoa-Siena 2012, calcio in ostaggio dei tifosi

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Una settimana fa tutto il pallone tricolore si era stretto in un abbraccio collettivo per onorare la morte di Piermario Morosini. Sette giorni con il cuore in mano sperando che qualcosa cambiasse, che una tragedia vera potesse rendere meno agitato questo finale di campionato e invece dopo il minuto di silenzio ci siamo ritrovati da capo. Genoa-Siena 2012 verrà ricordata come la partita in cui il calcio italiano è stato preso in ostaggio dei tifosi. Li chiamiamo così, ma giusto per etichetta; il contenuto è invece è altra cosa. Un gruppo di facinorosi ha fermato una partita e chiesto di togliersi la maglietta ai propri giocatori. E noi (è giusto usare il plurale) abbiamo permesso che succedesse con Marco Rossi obbligato all’ignobile raccolta.

I fatti

Cinquantunesimo minuto di Genoa-Siena, i toscani sono avanti per 0 a 4, risultato duro per tanti motivi e lo spettro della B si avvicina. Un gruppo di ultrà del Grifone invadono la tribuna sopra il tunnel per gli spogliatoi e inizia a bersagliare il campo con petardi e fumogeni. L’arbitro Tagliavento è costretto a interrompere la partita e lì parte la richiesta dei sostenitori rossoblu: toglietevi la maglietta, non la meritate. Sculli si rifiuta e fronteggia il gruppo con coraggio e un pizzico di incoscienza; Rossi inizia a ritirarle spinto (lui nega) dal patron Preziosi; Mesto ha una crisi di nervi e scoppia in lacrime. La prima reazione del pubblico è molto semplice: se ne va come se ne era andato da Marassi dopo Italia-Serbia. E lì tutti a sperticarsi in accuse verso il movimento del tifo serbo, reo di essere violento e politicizzato. E il nostro?

Le reazioni
Subito dopo il match, che è ripreso dopo 50 minuti per evitare punti di penalizzazione, si è aperto il gioco dello scarica barile: Preziosi contro la questura incapace di fronteggiare i rivoltosi; il questore contro il presidente del Genoa perché avrebbe invitato Rossi ad accettare l’infame condizione. Da tutte le parti critiche giuste e la vergogna di un movimento davanti all’ennesima domenica di pazzia. Sembra incredibile, ma il calcio è ostaggio degli ultrà, gruppi che dispongono a loro piacimento delle società , che spesso vivono di tifo (girano tantissimi soldi tra curva e squadre non è una novità) senza conoscere minimamente il significato della parola sport. Chiedergli di togliersi la maglia è per un tifoso il gesto estremo per punire i propri giocatori, ma la divisa di gara è stata incrostata da chili e chili di significati che con lo sport non hanno niente a che fare. E allora diventa una seconda pelle, ma non dovrebbe essere così o almeno dovrebbe esserlo in modo più sano: si vince e si perde questo è il gioco. Certo che i giocatori fanno pochino per meritarsi il rispetto dell’opinione pubblica e oggi è una giornata di riflessione per tutti. P.S: cos’è la prima cosa che si fa dopo una giornata come questa? Cambiare allenatore: via Malesani, arriva De Canio. Siamo veramente in un momento difficile: il ricatto ha funzionato benissimo.

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Lun 23/04/2012 da

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